Descrizione
«Le parole di Giuseppe parlano di mancanze, di amore, di tempo, di ciò che resta quando tutto sembra svanire. Del Giudice non scrive per farsi notare, ma per non dimenticare, perché anche nelle crepe della vita, sa che può nascere bellezza. Oggi continua a camminare tra le ombre e le luci della città, con una penna in tasca e il pensiero rivolto sempre un po’ più in là. Questo libro raccoglie i suoi pensieri più intimi, nati tra silenzi, notti insonni e sogni ostinati. Un viaggio fatto di parole leggere, ma cariche di significato». Dalla prefazione di Jacopo Bezzi
L’AUTORE: Giuseppe Del Giudice è nato nel 1982 ed è cresciuto nella periferia ruvida di una grande città, dove ha conosciuto presto il significato dell’assenza. “Orfano” di padre, ha imparato a leggere il mondo senza una guida, facendo della solitudine non una condanna, ma un’occasione di ascolto profondo. Fin da ragazzo si è avvicinato alla filosofia e alla poesia, attratto da quelle domande che non cercano risposte facili e da quelle parole che sanno dire l’indicibile. Ha saputo cercare le proprie inclinazioni e i propri stimoli, oltre a quelli che gli ha dato la madre, attraverso i libri di filosofia e le figure antiche e più significative del pensiero moderno, tra le quali Diogene di Sinope, Eraclito, Seneca, Lao-Tzu; ha sviluppato negli anni il proprio modo di filtrare e di osservare la realtà della sua vita, di dedurre l’importanza delle cose attraverso una sorta di auto-dottrina: i principi da insegnare ai propri figli, l’umiltà, l’amore per le piccole cose, il rispetto per tutti gli esseri viventi, per un ritorno sulla giusta via, per non farsi indurre in tentazione dal consumismo e dal caos del mondo “virtuale”, e far comprendere a tutti, dall’uomo della strada al ragazzo benestante, il vero significato delle cose.




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